STUDIO DI INGEGNERIA ARCHITETTURA
& INFRASTRUTTURE SPECIALI

 

Home Page

Gli Studi

Qualifiche

Incarichi

Concorsi

Servizi

Progetti

Dove Siamo

Contatti

Richiesta Informazioni

 
 

        Notizie:

 
   

18/03/2015 - Expo 2015, i progetti dei padiglioni Angola

Uno spazio espositivo di circa 2.000 metri quadrati, progettato dall'architetto angolano Paula Nascimento, vincitrice del premio speciale Women for Expo

Il più grande padiglione di tutti i paesi africani partecipanti all’Expo è quello dell’Angola, con circa 2.000 metri quadrati di esposizione, disposta su tre piani e con terrazza sul tetto. Costruito con materiali sostenibili e riciclabili, potrà essere rimontato in Angola e utilizzato come spazio ricreativo.

Paula Nascimento è la progettista (insieme ad Antonio Gameiro), la coordinatrice e la direttrice artistica del padiglione, designata il 6 marzo scorso vincitrice del premio speciale ArcVision Prize Women and Architecture dedicato a Expo 2015; la società milanese Masterplanstudio si è invece occupata delle fasi di Preliminary Design e Detailed Design.

Il padiglione trae la sua ispirazione architettonica dall’Imbondeiro ovvero l’albero di Baobab, sacro nella cultura del Paese e fonte di nutrimento. L’albero secolare è il punto di partenza dell’esposizione e, realizzato in legno lamellare, accoglie in corrispondenza del tronco, dei rami e dei frutti, immagini di figure femminili ritratte nel ruolo di donne, madri e protagoniste nella preparazione del cibo.

Una rampa percorre longitudinalmente lo spazio espositivo e permette ai visitatori di seguire le diverse mostre tematiche affacciate sul patio centrale occupato dall’Imbondeiro. La mostra sviluppa il tema di partecipazione dell’Angola "Cibo e Cultura, Educare per Innovare" e conduce i visitatori alla scoperta della ricca tradizione culinaria del Paese e dei progressi del continente africano. Si focalizza sull’evoluzione agricola e sull’allevamento del bestiame, sui processi produttivi e sulle risorse naturali, attraverso le tradizioni culturali delle 18 province del paese. Educare significa aumentare la consapevolezza degli angolani nei confronti del cibo e del nutrimento, Innovare è invece sinonimo di sostenibilità e buone abitudini per il futuro, attraverso l’integrazione delle nuove tecnologie con le pratiche locali, figlie di antichi saperi e tradizioni.

Coprendo l’intero sviluppo del lotto, lungo e stretto, l’edifico accoglie, altre all’ampia area espositiva itinerante, uno spazio centrale di accoglienza e distribuzione, spazi dedicati a mostre temporanee di pittura scultura e artigianato, aule conferenze, shop e merchandising, un ristorante e un bar, un palcoscenico di intrattenimento per spettacoli e l’angolo della stampa e degli operatori. Incorniciano la composizione giardini con piante autoctone e una terrazza verde panoramica al terzo piano, organizzata come un orto didattico.

I lavori di costruzione, a cura dell’impresa milanese Mangiavacchi Pedercini, stanno ultimando. Il corpo di fabbrica è realizzato con travi di acciaio, legno lamellare e un sistema di travi reticolari in legno lunghe 30 metri e alte 8,5 metri. L’azienda Wood Beton, del gruppo Nulli, ha fornito l’intero sistema in legno e ha inoltre realizzato il legno lamellare dell’Albero della Vita posizionato davanti al padiglione Italia a Expo 2015.

In alzato la struttura si percepisce come una sovrapposizione di volumi lignei e la facciata esterna è arricchita da una serie di decorazioni, motivi geometrici e figure stilizzate.

 

17/03/2015 - Architettura in crescita in Europa secondo l’ACE

Il Consiglio Europeo degli Architetti ha realizzato uno studio di settore sulla professione: il numero degli architetti è aumentato del 6% dal 2012.

Lo studio di settore commissionato dall’ACE, il Consiglio Europeo degli Architetti, è un’indagine biennale che raccoglie e analizza i dati statistici, sociologici ed economici sugli architetti europei, il mercato dell’architettura e le attività di architettura. Basata sulle risposte fornite da 18.000 architetti in 26 Paesi europei, la quarta edizione dello studio, realizzata nel 2014, si è arricchita di nuove aree di ricerca che la rendono decisamente lo studio più completo sulla professione di architetto in Europa e un riferimento essenziale per tutti gli interessati alla professione di architetto e all’ambiente costruito.

L’indagine conferma che l’architettura è una professione in crescita in Europa, dove il numero di architetti è aumentato del 6% dal 2012. La crescita è sostenuta dai Paesi dell’area meridionale europea. La professione diventa più paritaria: le donne rappresentano ora il 39% degli architetti. È sceso tuttavia il numero di donne giovani (di età inferiore ai 40 anni) rispetto alle indagini precedenti, probabilmente a causa del persistere della crisi economica. Un segnale più positivo viene invece dal fatto che, secondo l’indagine del 2014, il tasso di disoccupazione nel settore sarebbe diminuito rispetto al picco del 2012. Quest’anno in Europa inoltre è maggiore il numero di architetti impegnati a tempo pieno rispetto al 2012. La disoccupazione è scesa anche nei Paesi che nel 2012 ne erano significativamente colpiti, sebbene continui a essere un problema grave per una consistente minoranza di architetti in diversi Paesi dell’Europa meridionale.

Lo studio di settore dell’ACE per il 2014 mostra che la domanda di servizi di architettura è ancora attenuata, con una produzione edilizia in continua caduta in diversi Paesi importanti. Dalle più recenti statistiche disponibili risulta che in gran parte dell’Eurozona non si registrano variazioni o al limite si ha una contrazione nella produzione edilizia, mentre il grosso della crescita è circoscritto ai Paesi geograficamente periferici d’Europa. Nel complesso, la produzione edilizia è rimasta piatta negli ultimi cinque anni. L’indagine indica una riduzione delle proporzioni stimate del mercato dell’architettura pari al 5% a partire dal 2012. Il bacino di clienti degli studi di architettura continua a dipendere prevalentemente dal settore privato e in particolare dalla progettazione di case singole. Nel 2014 l’attività nel settore commerciale è stata inferiore rispetto al 2012, mentre è stata superiore nel settore pubblico. È incoraggiante notare come gli architetti siano più ottimisti quest’anno rispetto alle tre precedenti indagini: sono più numerosi gli architetti che prevedono un aumento del loro lavoro nel 2015 di quelli che prevedono una diminuzione; è la prima volta nella storia dello studio di settore che si registra un saldo positivo in questo tipo di bilancio.

L’architettura è una professione flessibile perché gli architetti possono sempre decidere di mettersi in proprio nel caso in cui vengano licenziati da studi di architettura più grandi o non riescano a trovare impiego. L’indagine di quest’anno segnala che il numero di studi individuali è cresciuto del 22% circa dal 2012, mentre il numero di attività di tutte le dimensioni è sceso. Quella dell’architetto è inoltre una professione che resiste: il reddito e i profitti di tutti gli studi, fatta eccezione per quelli individuali, sono aumentati. Gli utili complessivi si attestano a livelli molto simili a quelli registrati nel 2012; leggermente inferiori per soci e direttori, più o meno invariati per titolari unici e freelance e leggermente superiori per gli architetti stipendiati impiegati negli studi privati e per quelli del settore pubblico.
Il livello medio di utili per l’Europa nel 2014 è quasi identico a quello del 2012. Gli architetti guadagnano in media €29.070 al lordo delle imposte. Il tasso di diminuzione degli utili registrato tra il 2008 e il 2010 è migliorato significativamente tra il 2010 e il 2012. Sebbene la tendenza sia rimasta negativa, si nota un rallentamento del tasso di diminuzione. In base agli ultimi dati per il 2014, sembrerebbe che gli utili si siano stabilizzati ai livelli del 2012. Per la prima volta, l’indagine ha analizzato il tirocinio e il lavoro transfrontaliero dimostrando che l’architettura è una professione internazionale: il 18% dei soggetti ha svolto un tirocinio almeno parziale in un altro Paese, mentre il 35% ha preso in “seria considerazione” la possibilità di lavorare in un Paese europeo diverso lo scorso anno, sebbene soltanto il 5% si sia effettivamente trasferito.

 

16/03/2015 - Expo 2015, aree tematiche: il Future Food District

Svelati i dettagli del Future Food District, avveniristico progetto di Carlo Ratti per Expo 2015. Un viaggio tra serre idroponiche e robot in un supermercato del futuro

È stato ufficialmente presentato al pubblico il Future Food Discrict, uno dei padiglioni centrali dell'intero concept alla base di Expo 2015. 6.500 metri quadrati simbolicamente posizionati nel cuore del sito espositivo tra Cardo e Decumano, in cui ci si interrogherà su cosa e come mangeremo in futuro, e su quali tecnologie potranno aiutarci ad affrontare le sfide alimentari del domani.

Nato dalla collaborazione tra Coop, il Mit Senseable City Lab e lo studio Carlo Ratti Associati, il Future Food District ospiterà un vero e proprio supermercato dove il visitatore sperimenterà un'esperienza d'acquisto differente dal solito. Ci sarà poi un'area espositiva nella quale verranno presentate soluzioni innovative per il cibo del domani.

Del progetto avevamo già fornito anticipazioni qui. Con la presentazione ufficiale, tuttavia, sono stati resi noti alcuni dettagli importanti sia sullo spazio espositivo che sui contenuti.

L'idea alla base del progetto di Carlo Ratti è quella di un luogo di incontro e scambio fra produttori e consumatori in cui le barriere verticali lascino il posto a un paesaggio orizzontale che favorisce le interazioni, come in un richiamo ai mercati delle origini. Suddiviso internamente in cinque vie dedicate ad altrettante filiere, il padiglione di Ratti si innesta su un'idea che Coop aveva già sviluppato qualche anno fa con il progetto “GeoCoop”.

“Quello che si visiterà non sarà dunque un padiglione ipertecnologizzato dove la tecnologia è fine a se stessa”, ha spiegato Marco Pedroni, presidente Coop Italia. “Se ad esempio nell’Exhibition Area la visione dei prototipi delle fattorie del mare farà riflettere su un pianeta in cui la terra sarà infinitamente più scarsa di oggi, nel Supermercato le vie delle filiere comunicheranno a colpo d’occhio informazioni sul processo di lavorazione dei prodotti: partendo dai prodotti freschi e freschissimi, via via verso i prodotti a più alto tasso di trasformazione. Su questa griglia reale si innesta l’etichetta aumentata pensata da Carlo Ratti Associati”.

L'esperienza è articolata attorno a tre livelli di interazione. Il primo permette di ottenere indicazioni sulle caratteristiche primarie dell'articolo, il secondo fornisce l'etichetta aumentata capace di rivelare l’origine delle principali materie prime che compongono il prodotto, e l’eventuale presenza di ingredienti allergizzanti, il dato nutrizionale per porzione e l’impatto ambientale espresso in CO2 equivalente, infine (terzo livello) informazioni in dettaglio sulla storia e sulle sue caratteristiche. Sostanzialmente si applica l’'Internet of Things “ai processi di vendita/acquisto della grande distribuzione.

“Ogni prodotto, infatti, ha alle spalle un racconto preciso”, spiega Ratti. “Oggi queste informazioni arrivano al consumatore in modo frammentato e parziale. In un futuro prossimo, invece, i prodotti stessi potrebbero essere in grado di raccontarci le loro storie”.

In 250 mq di spazio la Exhibition Area mostrerà le possibili direzioni di un futuro ancora più lontano in termini di cibo, modalità di scelta e di acquisto, tecnologie produttive.

Tra le proposte, ci sarà una specie di astronave in cui i visitatori per effetto di uno schermo panoramico si caleranno all’ interno di uno spazio dove le più sofisticate tecniche di controllo e analisi sono operative come le ricerche sui virus, il controllo dell'origine e dell'autenticità dei prodotti alimentari e le nuove frontiere offerte dalle applicazioni online.

Un altro scenario introduce il visitatore in un pianeta dove gli ettari di terra coltivabile caleranno a fronte di un aumento della popolazione con conseguente aumento di richiesta di adeguate produzioni alimentari. La soluzione potranno essere le "fattorie del mare" ovvero strutture galleggianti in grado di produrre alimenti.

Due gli esempi qui proposti. Il primo nasce dal Centro di ricerca sulla Sostenibilita' ambientale e sulla protezione della scogliera corallina Mahre Center dell'Universita' di Milano Bicocca e si basa sulla tecnologia denominata "floating system" già utilizzato per la produzione di ortaggi: la tecnologia si basa sulla coltivazione diretta in bancali contenenti un substrato leggero e ricavato localmente, la sfida ulteriore sarà quella di utilizzarli come piattaforma marina.

Il secondo e' una serra modulare galleggiante, Jellyfish Barge, in grado di riprodurre il fenomeno naturale della dissalazione solare così da generare giornalmente 150 litri di acqua dolce e pulita a partire da acquasalata o salmastra. Un progetto nato all'Università di Firenze il cui prototipo funzionante si trova nel canale Navicelli tra Pisa e Livorno

Tra le ulteriori proposte presentate nella Exhibition Area, infine, una riflessione sul ruolo che gli insetti potranno avere in un futuro in cui le risorse alimentari saranno sempre più scarse e una serie di packaging sostenibili (realizzati da Bio-on), poliesteri biodegradabili anche in acqua ottenuti attraverso la fermentazione naturale di batteri alimentati da scarti e sottoprodotti dell’agro-industria senza sottrarre terreno coltivabile a scopi alimentari come le polpe delle barbabietole dopo aver estratto lo zucchero o i grassi animali di scarto e senza l’impiego di solventi chimici.

 

16/03/2015 - Oxygen Eco-Tower di Progetto CMR vince il “People’s Choice Award”

Oxygen Eco-Tower, la torre residenziale ideata da Progetto CMR e pensata per essere un’icona del made in Italy nel mondo, è tra i vincitori dei Mipim Awards 2015; il 12 marzo, durante l’Awards Ceremony tenutasi al Grand Auditorium del Palais des Festival, ha ricevuto il “People’s Choice Award”.

Oxygen Eco-Tower nasce dal concept di un fiore che cresce verso l’alto, una geometria organica che, attraverso un disegno architettonico raffinato, si trasforma in un progetto unico sul piano dell’esperienza: l’uomo e l’ambiente in simbiosi, uno spazio vivo, in trasformazione, un edificio capace di svilupparsi in altezza e accompagnare il benessere dell’uomo in armonia con la natura. Il progetto ha fatto parte della mostra all’Italian Pavilion, promosso e organizzato da ICE e ANCE.

Una costellazione di ville verticali disposte su 75 piani (per un’altezza totale di 277 m), una torre residenziale di 125.800 mq (di cui 61.000 mq di giardini), green, versatile e di lusso, progettata per realizzare i sogni e soddisfare i bisogni delle persone che ci vivranno. Le 161 ville, ciascuna con giardino privato e piscina, si presentano in 4 differenti tipologie abitative, la cui ripetizione in sequenza e specchiata crea un effetto vibrante e sorprendente, Oxygen Eco-Tower integra nel concetto di residenza tutte le caratteristiche e i servizi di un cuore abitativo dedicato a eleganza, wellness e tecnologia: area benessere, spa, vip lounge, cigar-bar, negozi, ristoranti, biblioteca, kindergarten, mediastore e altre funzioni di sostegno per un comfort elevato.

Questo progetto rappresenta un veicolo per la promozione del design sostenibile. Ogni scelta progettuale è stata guidata da tecnologie eco-friendly, che rendono Oxygen Eco-Tower un edificio green, grazie a soluzioni tecniche che permettono una forte sinergia con l’ambiente utilizzando fonti rinnovabili. Pannelli fotovoltaici saranno installati sulla copertura all’ultimo piano per l’autoproduzione di energia elettrica; un impianto geotermico controllerà il sistema di riscaldamento e raffreddamento, eliminando le emissioni di CO2; un sistema di ventilazione centralizzata filtrerà l’aria esterna, garantendo una corretta temperatura in modo naturale; notevole risparmio energetico sarà dato dall’uso rigenerativo e intelligente di energia impiegata per il funzionamento degli ascensori; saranno, inoltre, installate delle vasche di raccolta dell’acqua piovana, per preservare le falde acquifere. Ma il vero nodo innovativo del progetto è dato dalla sinergia e dalla collaborazione tra realtà italiane leader del proprio settore a livello globale e riconosciute nel mondo per l’elevato valore aggiunto, lo stile e la qualità dei propri prodotti.